Caccavella: da caccabos – κακκαβος (piccolo recipiente), indica un piccolo recipiente. Viene usato per ironizzare la forma, a volte sproporzionata, per l’effettivo impiego a cui deve essere sottoposto l’oggetto.
Càntero: da cantaros – κάνθαρος (coppa da bere), viene utilizzato per indicare un tipico vaso da notte, rifacente alla forma della coppa da cui bevevano gli antichi greci.
Ciofeca: da cofos – κωφός (aspro, sordo), i nostri antenati greci utilizzavano il termine κωφός per indicare qualcosa che aveva un cattivo sapore. Proprio come oggi.
Crisommola: da crusomelon – χρυσόμηλον (mela d’oro), si rifà all’albicocca. Probabilmente quando i greci vedevano le albicocche appese ai rami, le scambiavano per dei frutti color oro. Come d’altronde è la nostra albicocca vesuviana.
Franfellicchio: da pompolux – πoμπoλὗχ (bolle d’aria), questo termine è la base del fanfreluche francese e sta a significare i zuccherini ed i particolari dolcetti di zucchero tipici di Napoli.
‘Nzallanuto: da selè nè – σηlη νη (luna) o zalaino – ζαlαἰνo (stolto), si usa quando si vuole evidenziare una persona particolarmente tra le nuvole, molto distratto.
Pacchero: da pas cheri – πάσ χερἰ (tutta la mano), è lo schiaffo, il ceffone dato, appunto, con tutta la mano.
Papéle Papéle: da papos – παπος con raddoppiamento del sintagma (lento), si indicava in greco antico un momento trascorso con lentezza. A Napoli, probabilmente, è stato raddoppiato per infierire ancor di più su tale momento.
Pazziare: da paizein – Παίζεἰν o paizo – Παίζω (giocare), significa appunto giocare anche in napoletano.
Piglià per: da pur – πὗρ (fuoco), deriva dal “pur” greco che significa fuoco. Probabilmente per napoletanizzarlo, si è modificato in “per” che ricorda la parola piede. Ma piede non c’entra nulla. C’entra il la lingua greca.
Purtuallo: da portokàloς – πορτοκάλoσ (arancia), è una delle parole più usate a Napoli derivanti dal greco. Chi non ha mai sentito dire al mercato: “Accattateve e’purtuall’!”
Puteca: da Apoteka – Aπoθήkη (negozio, ripostiglio), è un termine molto in uso ancora nel greco moderno. A Napoli sta a indicare un negozio o una bottega.
Vasinicola: da vasinikola – βασιλικός (basilico), in napoletano antico la vasinicola stava a indicare quello che per i greci era il basilico. In greco significa “cosa degna di un re” e si riferisce all’odore e al sapore della pianta.
Zelluso: da psilos – ψιλός (pelato) è una persona che ha perso tutti i capelli, pelato.
Fonte: Storie di Napoli