Michel restò a lungo in silenzio…Aveva terminato il suo racconto, senza un tremito nella voce, senza che un’inflessione né un gesto testimoniassero che un’emozione lo turbava…Non riesco, neanche adesso, a capire quanta parte abbiano in lui l’orgoglio, la forza, l’aridità o il pudore. Dopo un momento, proseguì:
– Quello che mi spaventa, lo confesso, è di essere ancora molto giovane. Mi sembra, a volte, che la mia vera vita non sia ancora cominciata. Strappatemi di qui, adesso, e datemi delle ragioni per vivere. Io non so più trovarne. Mi sono liberato, è probabile, ma che importa? Soffro per questa libertà inutilizzata. Non è, credetemi, che io sia affaticato dal mio crimine, se vi va di chiamarlo così, ma devo provare a me stesso che non ho oltrepassato il mio diritto. Quando mi avete conosciuto avevo una grande rigidità di pensiero, e so che è questo a fare i veri uomini; non l’ho più. Ma questo clima, suppongo, ne è la causa. Nulla scoraggia tanto il pensiero, quanto questa persistenza d’azzurro. Qui è impossibile qualsiasi ricerca, tanto la voluttà segue da vicino il desiderio. Circondato di splendore e di morte, sento la felicità troppo presente e il mio abbandonarmi a essa, troppo uniforme. Vado a dormire in pieno giorno per spezzare la lunghezza tediosa delle giornate e il loro insopportabile ozio. Ho, vedete, dei sassolini bianchi che lascio a bagno, nell’ombra, e che poi tengo nel palmo della mano, fino a quando non si esaurisce la pacificante freschezza che offrono. Allora ricomincio, alternando i sassi, rimettendo a bagno quelli che hanno esaurito il potere rinfrescante. Il tempo passa, e arriva la sera…Portatemi via da qui; non riesco a andarmene da solo. Qualcosa si è spezzato nella mia volontà; non so neppure dove ho trovato la forza di allontanarmi da El Kantara. A volte ho paura che ciò che ho soppresso si vendichi. Vorrei ricominciare da capo. Vorrei liberarmi di ciò che resta dei miei averi; vedete, questi muri ne sono ancora coperti…Qui vivo quasi di nulla.”
Andrè Gide, da “L’immoralista”, 1902 – Traduzione di Maria Chiara Giovannini
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In evidenza: Foto di Brett Patterson