Linguaggi

Fiumi

24.02.2025
“Guardare il fiume fatto di tempo e di acqua
e ricordare che il tempo è un altro fiume.
Sapere che noi ci perdiamo come il fiume  
e che i volti passano come l’acqua.”
Jorge Luis Borges, da “Arte poetica”, in “L’artefice”, 1960

 

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Fiumi

 

Cotici, il 16 agosto 1916

Mi tengo a quest’albero mutilato
Abbandonato in questa dolina
Che ha il languore
Di un circo
Prima o dopo lo spettacolo
E guardo
Il passaggio quieto
Delle nuvole sulla luna

Stamani mi sono disteso
In un’urna d’acqua
E come una reliquia
Ho riposato

L’Isonzo scorrendo
Mi levigava
Come un suo sasso
Ho tirato su
Le mie quattro ossa
E me ne sono andato
Come un acrobata
Sull’acqua

Mi sono accoccolato
Vicino ai miei panni
Sudici di guerra
E come un beduino
Mi sono chinato a ricevere
Il sole

Questo è l’Isonzo
E qui meglio
Mi sono riconosciuto
Una docile fibra
Dell’universo

Il mio supplizio
È quando
Non mi credo
In armonia

Ma quelle occulte
Mani
Che m’intridono
Mi regalano
La rara
Felicità

Ho ripassato
Le epoche
Della mia vita

Questi sono
I miei fiumi

Questo è il Serchio
Al quale hanno attinto
Duemil’anni forse
Di gente mia campagnola
E mio padre e mia madre.

Questo è il Nilo
Che mi ha visto
Nascere e crescere
E ardere d’inconsapevolezza
Nelle distese pianure

Questa è la Senna
E in quel suo torbido
Mi sono rimescolato
E mi sono conosciuto

Questi sono i miei fiumi
Contati nell’Isonzo

Questa è la mia nostalgia
Che in ognuno
Mi traspare
Ora ch’è notte
Che la mia vita mi pare
Una corolla
Di tenebre

 

Giuseppe Ungaretti, “Fiumi”, da “Allegria di naufragi”, 1919

 

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Foto Piero Cruciatti/Anadolu

 

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Si tengono alla larga
“Si tengono alla larga
dal mare i fiumi,
ma di vertigine sbandano e
precipitano.
Respinti a riva si estenuano
nella risacca, sognando
l’impossibile risalita.
L’anguilla, che lega il fiume
al mare in nodo di mistero,
d’acqua dolce si fa esempio,
per trascinare ancora e in alto
la sua memoria trasparente.”
Nico Orengo, da “Cartoline di mare vecchie e nuove”
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Sera sull’Adda

“…E l’Adda riccioluta di spume, carica

di case attonite, di bianchi ponti

nel gonfio lume di luna: dall’erma

pergola i fiati della notte, i baci il vino,

le liete parole. Se un giorno

di qui lontano errerò (stella bianca

che tratti ardi e ti spegni laggiù),

s’altra in questo impensabile universo

avrò stanza, sovente

mi piacerà evocarti,

bel pianeta terreste, adornato

di dolci fiumi, di morbide

erbe e notti ravvolto, stillante

amore.”

 

 

Sergio Solmi, “Sera sull’Adda”, da “Poesie, meditazioni e ricordi”, 1983

 

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Foto “Pacifica”

 

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Il fiume

 

“Io arrivai a Firenze. Era
notte. Tremai ascoltando
quasi addormentato quel che il dolce fiume
mi narrava. Io non so
quel che dicono i quadri e i libri
(non tutti i quadri né tutti i libri,
solo alcuni),
ma so ciò che dicono
tutti i fiumi.
Hanno la mia stessa lingua.
Nelle terre selvagge
l’Orinoco mi parla
e capisco, capisco
storie che non posso ripetere.
Ci sono segreti miei
che il fiume si è portato,
e quel che mi chiese lo sto facendo
a poco a poco sulla terra.
Riconobbi nella voce dell’Arno allora,
vecchie parole che cercavano la mia bocca,
come colui che mai conobbe il miele
e sente che riconosce la sua delizia.
Così ascoltai le voci
del fiume di Firenze,
come se prima d’essere mi avessero detto
ciò che ora ascoltavo:
sogni e passi che mi univano
alla voce del fiume,
esseri in movimento,
colpi di luce nella storia,
terzine accese come lampade.
Il pane e il sangue cantavano
con la voce notturna dell’acqua.”

 

Pablo Neruda, da “L’uva e il vento – Poesie italiane”, 2004

 

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Foto di Laurie Noble

 

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