“Si racconta di una donna bellissima che fu divorata dalla luna. Le sue grida erano d’argento.
Si sentivano soprattutto nella notte di Halloween.”
Fabrizio Caramagna
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Furtiva mano di un fantasma occulto
“Furtiva mano di un fantasma occulto
fra le pieghe del buio e del torpore
mi scuote, e io mi sveglio, ma nel cuore
notturno non trovo gesto o volto.
Un antico terrore che insepolto
porto nel petto, come da un trono
scende sopra di me senza perdono,
mi fa suo servo senza cenno o insulto.
E sento la mia vita di repente
legata con un filo di Incosciente
a ignota mano diretta nell’ignoto.
Sento che niente sono se non l’ombra
di un volto imperscrutabile nell’ombra:
e per assenza esisto, come il vuoto.”
Fernando Pessoa
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Johann Heinrich Füssli, “le tre streghe”, 1783

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Girate intorno al calderone e versatevi
“Girate intorno al calderone e versatevi
le frattaglie avvelenate:
rospo ch’è stato trentuno nottate
e giorni sotto pietra gelata.
Tu veleno nel sonno essudato
bolli per primo nel brodo fatato.
Doppi, doppi fatica e duolo;
fuoco brucia, bolli paiolo.
Filetto di serpe di palude
mettilo a cuocere nel marciume.
Occhio di tritone, dito di rana,
pelo di nottola, lingua di cane,
forca di vipera e punta d’orbetto,
zampa di ramarro, ala di gufetto
per una fattura che faccia male
bolli e ribolli, brodo infernale.
Doppi, doppi, fatica e dolore;
fuoco brucia, bolli calderone.
Scaglia di drago, dente di lupo,
mummia di strega, gola e stomaco
d’uno squalo ben saziato,
ceppo di cicuta scavata
al buio, fegato d’ebreo blasfemo,
fiele di capra, semi di tasso
colti mentre la luna è in eclisse,
naso di turco, labbra di tartaro,
dito di bambinella strozzata
nata in un fosso da una puttana,
fanno il brodo fitto e sodo.
Metti ancora trippa di tigre
nella mistura del paiolo.
Doppia, doppia fatica e pena,
brucia fuoco, bolli pentola.
Raffreddate con sangue di babuino;
e la fattura è forte e fine.”
William Shakespeare, da “Macbeth”, Atto IV
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Norman Rockwell, “Zucche spettrali”, 1969

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Tema in giallo
“Orno le colline
con palline gialle in autunno.
Illumino i campi di grano della pianura
– grappoli arancioni e bruno-dorati –
e mi chiamano:
zucche.
L’ultimo giorno di ottobre
quando scende il crepuscolo
i bambini si prendono per mano
e mi girano intorno
cantando canzoni di fantasmi
e l’amore per la luna del raccolto;
sono un Jack-o’-lantern
con denti terribili
e i bambini sanno
che sto scherzando.”
Carl Sandburg, “Tema in giallo”, da “Poesie di Chicago”, 1916
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Jamie Wyeth, “Testa di zucca, autoritratto”, 1972
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In evidenza: Illustrazione di Julie Horner