Pensieri

Kenule Beeson Saro-Wiwa (detto Ken)

11.03.2025
“La vera prigione
Non è il tetto che perde
Non sono nemmeno le zanzare che ronzano
Nella umida, misera cella.
Non è il rumore metallico della chiave
Mentre il secondino ti chiude dentro.
Non sono le meschine razioni
Insufficienti per uomo o bestia
Neanche il nulla del giorno
Che sprofonda nel vuoto della notte.
Non è
Non è
Non è.
Sono le bugie che ti hanno martellato
Le orecchie per un’intera generazione
E’ il poliziotto che corre all’impazzata in un raptus omicida
Mentre esegue a sangue freddo ordini sanguinari
In cambio di un misero pasto al giorno.
Il magistrato che scrive sul suo libro
La punizione, lei lo sa, è ingiusta
La decrepitezza morale
L’inettitudine mentale
Che concede alla dittatura una falsa legittimazione
La vigliaccheria travestita da obbedienza
In agguato nelle nostre anime denigrate
È la paura di calzoni inumiditi
Non osiamo eliminare la nostra urina
E’ questo
E’ questo
E’ questo
Amico mio, è questo che trasforma il nostro mondo libero
In una cupa prigione.”
Kenule Beeson Saro-Wiwa (detto Ken)
(Scrittore, poeta, attivista e produttore televisivo nigeriano, promotore del MOSOP, “Movement for the Survival of the Ogoni People”, che rivendica i diritti degli Ogoni, l’etnia alla quale appartiene.
Ripetutamente arrestato con l’accusa di aver incitato all’omicidio di alcuni presunti oppositori del MOSOP, Ken Saro-Wiwa viene impiccato al termine di un processo-farsa.
«Il Signore accolga la mia anima, ma la lotta continua». (Saro-Wiwa)
Nel 1996 Jenny Green, avvocato del “Center for Constitutional Rights” di New York, avvia una causa contro la Shell per dimostrarne il coinvolgimento nell’esecuzione di Saro-Wiwa. All’inizio del processo, la Shell chiede subito un patteggiamento accettando di pagare un risarcimento di 15 milioni e mezzo di dollari, precisando, però, di non essere colpevole ma di voler unicamente aiutare il “processo di riconciliazione”, mentre, secondo gli ambientalisti, una documentazione confidenziale della Shell ne dimostrerebbe il coinvolgimento nelle sistematiche violazioni dei diritti umani in Nigeria.)
IL TESTAMENTO DI KEN SARO WIWA
“Signor Presidente, tutti noi siamo di fronte alla Storia. Io sono un uomo di pace, di idee. Provo sgomento per la vergognosa povertà del mio popolo che vive su una terra molto generosa di risorse; provo rabbia per la devastazione di questa terra; provo fretta di ottenere che il mio popolo riconquisti il suo diritto alla vita e a una vita decente. Così ho dedicato tutte le mie risorse materiali ed intellettuali a una causa nella quale credo totalmente, sulla quale non posso essere zittito. Non ho dubbi sul fatto che, alla fine, la mia causa vincerà e non importa quanti processi, quante tribolazioni io e coloro che credono con me in questa causa potremo incontrare nel corso del nostro cammino. Né la prigione né la morte potranno impedire la nostra vittoria finale. Non siamo sotto processo solo io e i miei compagni. Qui è sotto processo la Shell. Ma questa compagnia non è oggi sul banco degli imputati. Verrà però certamente quel giorno e le lezioni che emergono da questo processo potranno essere usate come prove contro di essa, perché io vi dico senza alcun dubbio che la guerra che la compagnia ha scatenato contro l’ecosistema della regione del delta sarà prima o poi giudicata e che i crimini di questa guerra saranno debitamente puniti. Così come saranno puniti i crimini compiuti dalla compagnia nella guerra diretta contro il popolo Ogoni”

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