Musichiamo

Águas de Março

13.03.2025
“È legno, è pietra, è la fine della strada
È un resto di tronco, è (qualcuno) un po’ solo
È un pezzo di vetro, è la vita, è il sole
É la notte, è la morte, è un laccio, è l’amo
È un albero in un campo, è il nodo del legno,
È flauto, tuffo dalla sponda del fiume
È il profondo mistero, è il volere o non volere
È il vento che soffia, è la fine della discesa,
È la trave, il vuoto, la festa del tetto
È la pioggia che cade, l’incontro con il ruscello
Delle piogge di marzo, è la fine della fatica
È il piede, è il suolo, è la marcia forzata,
Uccellino nella mano, sasso lanciato con la fionda
È un uccello in cielo, è un uccello a terra,
È un ruscello, è una fonte, è un pezzo di pane
È il fondo del pozzo, è la fine della strada,
Sul viso il disgusto, è (qualcuno) un po’ solo
È una spina, è un chiodo, è una punta, è un punto,
È una goccia che cade, è un conto, è un racconto
È un pesce, è un gesto, è argento che brilla
È la luce del mattino, é il mattone che arriva
È un falò, è il giorno, è il punto finale,
È una bottiglia di liquore, una fenditura nella strada
È il progetto della casa, è il corpo nel letto,
È la macchina bloccata, è il fango, è il fango
È un passo, è un ponte, è un rospo, è una rana,
È un po’ di erbacce nella luce del mattino
Sono le piogge di marzo che chiudono l’estate,
È la promessa di vita nel tuo cuore
È un serpente, è un bastone, è João, è José,
È un taglio nella mano, è una ferita nel piede
Sono le piogge di marzo che chiudono l’estate,
È la promessa di vita nel tuo cuore.
È legno, è pietra, è la fine della strada
È un resto di tronco, è (qualcuno) un po’ solo
È un passo, è un ponte, è un rospo, è una rana,
È un bell’orizzonte, è una febbre terzana
Sono le piogge di marzo che chiudono l’estate,
È la promessa di vita nel tuo cuore
È legno, è pietra, è la fine della strada
È un resto di tronco, è (qualcuno) un po’ solo
È legno, è pietra, è la fine della strada
È un resto di tronco, è (qualcuno) un po’ solo.”
Tom Jobim, “Águas de Março”
(Tom Jobim compose questa canzone nel 1972, nella piccola fazenda di Poço Fundo, nello stato di Rio de Janeiro. La scrisse sia in portoghese che in inglese, abbozzandone il testo sulla carta del pane. Pioveva molto, e la stradina che conduceva alla fattoria era coperta di fango, ma nella presentazione che accompagnò il lancio di questa bossa nova, in un articolo della rivista “O Pasquim” dello stesso anno, Tom raccontò di essere stato ispirato non solo dalla pioggia torrenziale, ma anche dai versi iniziali della poesia di Olavo Bilac “Il cacciatore di smeraldi”:
Era marzo, alla fine delle piogge, quasi all’entrata dell’autunno, quando la terra, nel suo stato sofferente, beve a lungo l’acqua.”)

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