Affabulazioni

Il contadino ostinato

17.03.2025
Come ogni primavera anche quell’anno, un contadino noto a tutti per il suo caratteraccio e la sua ostinazione, andò nel suo campo, fece una buca profonda e larga, ci gettò un sacco di semi di frumento, ci versò dentro anche un barile d’acqua e ci scaricò sopra anche un carro di letame. Poi lasciò fare al sole ed alla natura. Lui pensava da sempre che questo fosse seminare.
Il campo fiorì di splendide erbacce, ma come sempre di grano buono neanche l’ombra. E più il campo rimaneva deserto più cresceva la fame, e il cuore del contadino si riempiva di rabbia ed ostinazione contro Dio e la vita. Amici e vicini da anni cercavano di spiegargli che non è così che si coltiva un campo: i semi c’erano, la terra anche, l’acqua e il concime pure. Ma era il modo, il tempo di metterli insieme che non poteva funzionare.
Un amico un giorno disse al contadino: “Non c’è amore, non c’è armonia vera in quello che fai, non c’è rispetto né conoscenza di come funziona il tuo campo, i semi, l’acqua. I gesti, le componenti materiali, il sacrificio e la fatica ci sono, ma senza amore e gioia, senza armonia. Queste cose servono la morte, non la vita.”
Il contadino continuò deciso per la sua strada, ma non vide mai crescere spighe, non raccolse grano, non mangiò pane. Quando la fame fu grande, la morte bussò alla sua porta e gli disse: “Ora devi morire tu e la tua famiglia: ti è stato dato tutto per vivere e far vivere i tuoi figli, ma tu hai seminato morte, con la certezza di seminare vita. Le tue convinzioni e i tuoi sacrifici a me non interessano. La realtà è che hai seminato morte e morte avrai”.
Allora il contadino con l’ultimo respirò gridò pieno d’ira: “Ma come? Ho fatto tutto il possibile! Ho un campo, ho seminato, ho concimato, ho irrigato, mi sono sacrificato, ho rinunciato a tutto, speso tempo e denaro. Sono stati la natura ed il sole a non funzionare, io so cosa è la vita e non devo cambiare nulla della mia vita; ho esperienza, ho seguito le leggi dei padri, ho dato un’educazione perfetta ai miei figli, seguo e insegno l’onestà e i valori antichi e solidi come le rocce. Alla mia famiglia non ho fatto mancare mai nulla: senso del dovere, giustizia, lavoro, sacrificio, dolore, moderato divertimento, fede giusta e riti religiosi. Perché sto morendo e soffro così terribilmente la fame, perché stanno morendo mia moglie e i miei figli?”.
E morì di fame e di inedia, maledicendo ed imprecando contro Dio, la vita e il suo campo.
Paolo Spoladore, da “Non abbiate paura”, 2012
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In evidenza: Jean-François Millet, “Uomo con una zappa” 1863 circa

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