“In verità ognuno di noi porta con sé una ferita primordiale difficile da comunicarsi, ma che può tuttavia trasformarsi in feritoia, ossia può diventare la matrice del nostro relazionarci con il mondo. Trasformare la ferita in feritoia significa fare del proprio dolore e della propria mancanza la chiave d’accesso e di soluzione dei nostri dubbi. Una leggenda indiana racconta di un giovane pastorello costretto su una spina, eppure, proprio perché impossibilitato a dormire dal dolore, vedeva cose che agli altri sfuggivano. Similmente possiamo dire che la nostra ferita-feritoia è l’aculeo dell’interesse e della curiosità verso la vita.”
Aldo Carotenuto, da “Vivere la distanza”, 1998