Linguaggi

Consolationes…

20.03.2025
“Mi chiedo chi conforta il mare quando è in burrasca
e le sirene cercano un rifugio in qualche faro abbandonato.”
Fabrizio Caramagna
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Consolatio ad se ipsum
“Quando ti vedo triste e malinconico,
vicino alla rovina delle ceneri,
mi permetto di dirti (in questi versi,
perché in faccia non oserei)
che ancora respiri (cosa inevitabile
quando si è vivi), che ci sono film
ancora da vedere, e geologie
capricciose e oceani in fiamme
e tesori scitici e crepuscoli
da ammirare, e romanzi da leggere,
e connivenze magiche, e coppe
feeriche da vuotare. E nonostante non ci siano
emozioni fortissime, passioni
logoranti né zii in America
in attesa sulla porta del futuro,
bisogna cercare di vivere fino all’ultima
boccata d’aria nei polmoni
senza perdere la speranza, senza sprofondare
troppo, sapendo che la vita
è un orrore, e che finisce sempre
uno schifo, e che il silenzio è in agguato,
e che la malattia ci sta minando,
ma che bisogna vivere la decadenza
di buon umore, ché il nostro ‘praedicabilis’
non è altro che il riso –ricordati
dei vecchi autori scolastici–,
per quanto il nostro ‘proprium’ siano le lacrime.”
Luis Alberto de Cuenca y Prado (Spagna), “Consolatio ad se ipsum”, Traduzione di Flora Saki Giordani, Giuseppe Nibali

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Giorgio De Chirico, “Una consolazione”
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Le vie più difficili

 

 

“Le vie più difficili
vengono percorse da soli,
la delusione, la perdita,
il sacrificio,
sono soli.
Persino il morto che risponde a ogni richiamo
e che non si nega a nessuna richiesta
non ci soccorre
e osserva
se noi non cediamo.
Le mani dei vivi che si tendono
senza raggiungerci
sono come i rami degli alberi d’inverno.
Tutti gli uccelli tacciono.
Si sento solo il proprio passo
e il passo che il piede non ha ancora fatto
ma che farà.
Fermarsi e voltarsi
non serve. Si deve
andare.

Prendi in mano una candela
come nelle catacombe,
la piccola luce respira appena.
E tuttavia, quando hai camminato a lungo,
il miracolo non tarda,
perché il miracolo sempre accade,
e perché senza grazia
non possiamo vivere:
la candela brilla per il respiro libero del giorno
tu la spegni sorridendo
quando appari nel sole
e tra i giardini che fioriscono
la città è davanti a te,
e nella tua casa
la tavola è apparecchiata di bianco.
E i vivi che perderemo
e i morti che non possiamo perdere
spezzano per te il pane e ti porgono il vino –
e tu senti di nuovo la loro voce
vicinissima
al tuo cuore.”

 

Hilde Domin, “Le vie più difficili”, da “Rivista Poesia”, N° 259, aprile 2011, traduzione di Daniela Maurizi

 

 

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Consolazione”,  2016

 

 

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Un giorno blu

 

“Un giorno blu
nulla di male ti può succedere
in un giorno blu.
Un giorno blu
la dichiarazione di guerra.
I fiori aprirono il loro No,
gli uccelli cantarono No,
un re pianse.
Nessuno riusciva a crederci.
Un giorno blu,
eppure fu guerra.
Si muore anche nei giorni blu,
in ogni tempo.
Anche nei giorni blu, tu sarai abbandonato
e a tua volta abbandonerai,
non grazierai nessuno
né sarai graziato.
Anche in un giorno blu
nulla può essere revocato.
È difficile crederci:
perfino nei giorni blu
il cuore ti si spezza.”

 

Hilde Domin, da “Con l’avallo delle nuvole. Poesie scelte

 

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In evidenza: Foto di Marcin Urbanowicz

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