Pensieri

L’orizzonte, n incursioni

20.03.2025
Antiritratto
Prendere confidenza con l’immagine, non con l’idea – di un mondo che seguirà il suo corso anche senza di noi. Rivedere i prati dove giocammo da bambini abitati da altri bambini. Estranei. Lo stesso orizzonte marino che un tempo lo svettante albero della nostra Star tagliava a perpendicolo, oggi vuoto e deserto (anzi peggio: forse screziato da altre vele). Il nostro passaporto, così affollato di timbri e visti: cenere nel camino del nostro successore. Le nostre pantofole in bocca a un altro cane. Persino la nostra penna e il nostro quaderno: accatastati alla rinfusa fra gli oggetti in sospeso. Pattumiera? Cimeli da soffitta? Regalo per i nipoti? No, che senso avrebbe: robivecchi, robivecchi! Abituarsi. Lentamente amare quel dipinto: il perfetto contrario del nostro ritratto. Il dipinto che contiene tutto fuorché la nostra persona. Ma tutto è effimero! – protesteremo. Sì – ma non al punto da non sopravviverti. Voilà l’obstacle. Tutto è effimero: ma il tuo stesso ritratto – ricordi, lo commissionasti per pietà a quel povero pittore fallito…ma lasciamo perdere. Il tuo stesso ritratto giace ora fra muffe e polveri in quella grande ragnatela biancastra che è la tua cantina. Anche lui, ti sopravviverà. Ma anche tu – se può consolarti – andrai ben presto in cantina – e anzi, a dire il vero, guadagnerai un posticino molto più intimo, per un vecchio bevitore. Nel cimitero che ti hanno destinato cresce infatti una vite selvatica. Comincia sin da ora a familiarizzare un po’ con lei! Abituati. Anzi, ama: ama il pensiero che questa volta – quest’ultima volta – non sarai tu a mescere il suo vino…e anziché da bevitore ben piazzato nel bel mezzo della foto ricordo, ci sarai – sì – ci sari ancora – ma come tannino. Come polvere di stelle…
Davvero non mi intendete. La mia passione per i cimiteri non ha nulla a che vedere con la necrofilia! E’ che Thanatos costruisce Città di gran lunga più mirabili e accoglienti di quelle edificate dal suo diuturno antagonista (Eros…). E’ che la morte proietta Babele non più verso il Cielo (chi ci casca, ormai…) bensì verso l’Orizzonte – e così la sottrae alla furia di un Dio tanto ottuso da scagliarsi soltanto – stolido fulmine – contro le Vette più vistose e le Prede più facili e ovvie…(Davvero non mi intendevate, ma ben però mi avvedo, it was my fault. Non siete abituati alla mia occasionale prolissità. Dunque per amor vostro mi compendierò: L’orizzonte è la vendetta di Babele).
Roberto Morpurgo, da “L’orizzonte, n incursioni”

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