Grande è il fascino del labirinto, la sua severa inclinazione a porre domande assolute, e insieme a porle in modo indiretto, elusivo, quasi ludico, furbo, infantile. Ogni strada è una strada, ma è anche una allucinazione, una strada verso un obiettivo, così pare, ma poiché l’obiettivo, quale sia, non è mai conseguito, eccetto che nel caso in cui si tratti di una ulteriore strada, è possibile che ogni strada sia un inganno, una giarda, una arcatura, per suggerire, grazie ad un menzognero ideogramma tracciato nel buio, che dopo tutto sarebbe saggio che non mi muovessi affatto.
Giorgio Manganelli, da “La palude definitiva”, 1991
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Su un’immagine di labirinto che è stata trovata a Roma su un sarcofago, stava scritto in greco: «Ho imparato che la via diritta è il labirinto». Credo non vi sia nulla da aggiungere.
Giorgio Manganelli, da “La penombra mentale. Interviste e conversazioni 1965-1990”, 2001
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“Costruirò un labirinto nel quale potermi perdere con chi mi vorrà trovare”.
Victor Pelevin, da “L’elmo del terrore”, 2005
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“Il mondo è un labirinto dal quale è impossibile fuggire.”
Jorge Luis Borges, da “Finzioni”, 1944
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Mappa di Gerico, XIV secolo
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“Il labirinto evoca sempre i misteri iniziatici, le vie devianti che portano all’illuminazione.”
Alain Daniélou, da “Śiva e Dioniso”, 1979
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“La vita è un labirinto con migliaia e migliaia di bivi, uno dietro l’altro, e per ogni bivio ci sono almeno due vite possibili in attesa.”
Luciano De Crescenzo, da “Ordine e disordine”, 1996
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“Per trovare la via di uscita da un labirinto, […] non vi è che un mezzo. A ogni nodo nuovo, ossia mai visitato prima, il percorso di arrivo sarà contraddistinto con tre segni. Se, a causa di segni precedenti su qualcuno dei cammini del nodo, si vedrà che quel nodo è già stato visitato, si porrà un solo segno sul percorso di arrivo. Se tutti i varchi sono già stati segnati allora bisognerà rifare la strada, tornando indietro. Ma se uno o due varchi del nodo sono ancora senza segni, se ne sceglierà uno qualsiasi, apponendovi due segni. Incamminandosi per un varco che porta un solo segno, ve ne apporremo altri due, in modo che ora quel varco ne porti tre. Tutte le parti del labirinto dovrebbero essere state percorse se, arrivando a un nodo, non si prenderà mai il varco con tre segni, a meno che nessuno degli altri varchi sia ormai privo di segni.”
Umberto Eco, da “Il nome della rosa”, 1980
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“Forse per girare in un labirinto bisogna avere una buona Arianna che ti attende alla porta tenendo il capo di un filo. Ma non esistono fili così lunghi. E anche se esistessero, ciò significherebbe (spesso le favole dicono la verità) che si esce da un labirinto solo con un aiuto esterno.”
Umberto Eco, da “Il nome della rosa”, 1980
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“Il labirinto è una forma, ma per chi lo vive è l’esperienza di una impossibilità a uscirne e dunque di una erranza mai conclusa – e da questo nasce il suo fascino e lo spavento che incute.”
Umberto Eco, da “La vertigine della lista”, 2009
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Mosaico romano con labirinto esagonale difeso da mura e torri, III-IV secolo d.C., Gamzigrad, complesso di Felix Romuliana, Serbia
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“Chi scruta entro sé stesso come in un immenso spazio cosmico e porta in sé vie lattee, sa anche come siano irregolari tutte le vie lattee : esse conducono fin dentro al caos e al labirinto dell’esistenza.”
Friedrich Nietzsche, da “La gaia scienza”, 1882
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“Un uomo labirintico non cerca mai la verità, bensì sempre e soltanto la sua Arianna – qualunque cosa voglia farci credere.”
Friedrich Nietzsche, da “Frammenti postumi”
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“Sul versante simbolico il labirinto è letto come un sistema di difesa per la custodia di qualcosa di prezioso e sacro. Il centro protetto dal labirinto è riservato all’iniziato che può accedervi dopo aver superato determinate prove. Tradotto in chiave psicologica, questo centro è il simbolo dell’interiorità più profonda e nascosta dell’uomo.”
Umberto Galimberti, da “Dizionario di psicologia”, 1992
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Nei parchi dei divertimenti, tra «ottovolanti», «montagne russe» e «castelli stregati», ci sono spesso i «labirinti», dove i visitatori si aggirano tra pareti di specchi d’ogni tipo e dimensione senza riuscire a trovare la via d’uscita. Comincia come un gioco, questo dibattersi a tentoni tra lucide pareti che riflettono le figure doppie, triple e decuple del visitatore smarrito. Ma l’effetto più conturbante si produce in chi assiste alla scena fuori dal labirinto che è un ambiente di specchi all’interno e trasparente all’esterno. Le persone che vagano in cerca d’un’uscita sembrano gigantesche formiche brancolanti, farfalle e mosconi senz’ali che sbattono sulle pareti, respinte dalla propria stessa immagine e ormai in preda allo sbigottimento. Spettacolo inquietante, come quando segui il volo cieco della farfalla notturna entrata nella stanza in una sera d’estate e attratta dalla luce della lampada dal cui labirinto luminoso non potrà più uscire altro che bruciandosi al calore che ne promana.
Eugenio Scalfari, da “Incontro con Io”, 2011
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Autore sconosciuto, Icona russa con labirinto, XVIII secolo, cm 54×44, Museo di Stato di la Storia della religione, San Pietroburgo
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“Perché vuoi combattere contro il labirinto? Assecondalo, per una volta. Non preoccuparti, lascia che sia la strada a decidere da sola il tuo percorso, e non il percorso a farti scegliere le strade. Impara a vagare, a vagabondare. Disorientati. Bighellona.”
Tiziano Scarpa, da “In gita a Venezia con Tiziano Scarpa”, 1998/2003
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“In conseguenza della inevitabile dispersione e frammentarietà di tutto il nostro pensare e della mescolanza da ciò prodotta delle rappresentazioni più eterogenee, che inerisce anche alla mente umana più nobile, noi abbiamo in realtà solo una riflessione a metà, e brancoliamo con essa a tentoni nel labirinto della nostra vita e nel buio delle nostre ricerche, mentre momenti luminosi rischiarano come lampi il nostro cammino.”
Arthur Schopenhauer, da “Il mondo come volontà e rappresentazione”, 1819
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Eoneren
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Nell’immagine: Mosaico di Teseo nel labirinto, II secolo d.C., Cipro