“Il mio poeta preferito è Nicanor Parra.
Già lo dice Nicanor Parra che lui non parla di crepuscoli, né di dame stagliate sull’orizzonte, bensì di cibi e poi di bare, bare e bare, ripete. […]
L’antipoesia è poesia. Di questo non c’è dubbio.
Il Manifesto antipoetico di Nicanor Parra è poesia, della più pura.”
Cristián Warnken: “La bellezza di pensare“, intervista a Roberto Bolaño
La poesia con me ha chiuso
“Io non dico che metto fine a nulla
Al riguardo non mi faccio illusioni
Io vorrei fare ancora poesia
Ma l’ispirazione si è esaurita.
La poesia si è comportata bene
Io invece orribilmente male.
Che ci guadagno nel dire
Io mi sono comportato bene
La poesia si è comportata male
Quando sanno che la colpa è mia.
E’ giusto: sono proprio un imbecille!
La poesia si è comportata bene
Io invece orribilmente male
La poesia con me ha chiuso.”
Nicanor Parra, “La poesia con me ha chiuso”, da “Versos de salón”, 1962 – Trauzione di Marco Ottaiano
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Vita da cani
“Il professore: una vita da cani.
La frustrazione su diversi piani.
La sensazione di fastidio ai denti
che si prova allo stridere del gesso.
Il professore e la donna precisa.
Il professore e la donna perspicua.
Dove trovare la donna perspicua!
Una donna che sia quello che è,
una donna che non somigli a un uomo.
La sofferenza ottenebra la vista,
cominciano ad apparire le rughe.
La vecchiaia degli stessi studenti,
le frequenti mancanze di rispetto.
Come camminano nei corridoi.
L’insulto si può ancora sopportare
ma non così il sorriso artificiale,
i commenti che fan venir la nausea.
Il liceo è il tempio del sapere.
Il direttore del suddetto tempio
con i suoi baffi da attore di cinema.
La nudità della signora sposa
(lo sguardo va ad urtare contro un gufo,
una capigliatura troppo liscia).
Da sopprimere il bacio sulla guancia
(più difficile che ad incominciare)
il focolare è un campo di battaglia.
La donna se la cava con le gambe.
I problemi sessuali dei vecchi
essere inclusi in un’antologia
provocare lo spasmo artificiale.
Nulla da fare per il professore:
il professore osserva le formiche.”
Nicanor Parra, da “Versos de salón”, 1962 – Traduzione di Francesco Tentori Montalto
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Foto di Riccardo Bresciani
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Tre poesie
1
“Ormai non mi rimane niente da dire
Tutto quello che dovevo dire
E’ stato detto non so quante volte
2
Ho domandato non so quante volte
ma nessuno risponde alle mie domande
E’ assolutamente necessario
Che l’abisso risponda subito
Perchè ormai sta restando poco tempo
3
Solo una cosa è chiara:
Che la carne si riempie di vermi”
Nicanor Parra, “Tre poesie”, da “Versos de salón“, 1962 – Traduzione di Carmelo Pinto
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Cambi di nome
“Agli amanti delle belle lettere
Faccio arrivare i miei migliori desideri
Cambierò il nome ad alcune cose.
la mia posizione è questa:
Il poeta non rispetta la sua parola
Se non cambia i nomi alle cose.
Per quale ragione il sole
deve continuare a chiamarsi sole?
Chiedo che si chiami Micifuz
Quello degli stivali delle sette leghe !
Le mie scarpe sembrano bare?
Sappiano che d’ora in avanti
Le scarpe si chiamano bare.
Si comunichi, si annoti, e si pubblichi
Che le scarpe hanno cambiato nome:
Da questo momento si chiamano bare
Bene, la notte è lunga
Ogni poeta che ha stima di se stesso
deve avere il suo proprio dizionario
E prima che mi dimentico
Allo stesso dio bisogna cambiargli nome
Che ognuno lo chiami come voglia:
Questo è un problema personale”
Nicanor Parra, da “La cuega larga”, 1958 – Traduzione di Carmelo Pinto
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