Linguaggi

Fior di neve….

18.01.2022

“Ogni persona doveva avere un suo fiocco di neve in cui c’era una mappa interna della sua vita.”

Orhan Pamuk

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Fior di neve

 

“Dal cielo tutti gli Angeli
videro i campi brulli
senza fronde né fiori
e lessero nel cuore dei fanciulli
che amano le cose bianche.
Scossero le ali stanche di volare
e allora discese lieve lieve
la fiorita neve.”

 

Umberto Saba, “Fior di neve”

 

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Ivan Ivanovič Šiškin, “Inverno”, 1890

 

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Amare

“Saper vedere
che cade
fra i fiocchi della neve
la piuma bianca dell’uccello migratore
riparato sotto la grondaia.
Ecco amare”
Sunay Akın (poeta, giornalista e filantropo turco, fondatore del “Museo Del Giocattolo” di Istanbul), “Amare”, da “AntiQuori”, 2005 – Traduzione di Laura Rotta e Giampiero Bellingeri

 

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Sotto la neve, pane

 

“Cadde la neve, ma non fu tormenta;
sì cadde come fa quando rimane:
un bianco sfarfallio nell’aria spenta,
un morbido calar di bianche lane.

E dapprima infiorò le rame, i fusti,
le nude siepi, tutti i vecchi arbusti.
Poi disegnò, come di netto smalto,
i margini, le prode, ogni rialto.

Poi s’allargò, s’alzò a mano a mano
stese una coltre là dal monte al piano.
Sii benvenuta, o neve! La sementa
non crescerà precoce in spighe vane,
chè la fredda tua coltre l’addormenta.
Io sento dir: “Sotto la neve, pane!”

 

Pietro Mastri (pseudonimo di Pirro Masetti), “Sotto la neve, pane”

 

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             Claude Monet, “La gazza”, 1868–1869

 

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Neve

“Turbini di neve
che il vento strappa dai tetti
ed altra neve
più quieta
che un’altra mano
arcana
strappa dal cielo –
Turbini di neve fredda sull’anima
e tu non vuoi capire,
tu vuoi sognare
triste anima
povera anima
ancora
finché una mano
arcana
strapperà anche il tuo sogno
come un cielo bianco invernale
e in pochi fiocchi nevosi
lo perderà
col vento.”

Antonia Pozzi, “Neve”

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 Arkàdij Plàstov, “Prima neve”, 1949 

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La neve cade

 

“La neve cade, la neve cade.
Alle bianche stelline in tempesta
si protendono i fiori del geranio
dallo stipite della finestra.

La neve cade e ogni cosa è in subbuglio,
ogni cosa si lancia in un volo,
i gradini della nera scala,
la svolta del crocicchio.

La neve cade, la neve cade,
come se non cadessero i fiocchi,
ma in un mantello rattoppato
scendesse a terra la volta celeste.

Come se con l’aspetto d’un bislacco
dal pianerottolo in cima alle scale,
di soppiatto, giocando a rimpiattino,
scendesse il cielo dalla soffitta.

Perché la vita stringe. Non fai a tempo
a girarti dattorno, ed è Natale.
Solo un breve intervallo:
guardi, ed è l’Anno Nuovo.

Densa, densissima la neve cade.
E chi sa che il tempo non trascorra
per le stesse orme, nello stesso ritmo,
con la stessa rapidità o pigrizia,

temendo il passo con lei?
Chi sa che gli anni, l’uno dietro l’altro,
non si succedano, come la neve,
o come le parole di un poema?
La neve cade, la neve cade,
la neve cade e ogni cosa è in subbuglio:
il pedone imbiancato,
le piante sorprese,
la svolta del crocicchio.”

 

Boris Pasternak, “La neve cade” (traduzione di Angelo Maria Ripellino)

 

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 Caspar David Friedrich, “Paesaggio invernale”, 1811

 

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E’ scesa la neve

 

“È scesa la neve, divina creatura,
a visitare la valle.
È scesa la neve, sposa della stella,
guardiamola cadere

Dolce! Giunge senza rumore, come gli esseri soavi
che temono di far male.
Così scende la luna, così scendono i sogni….
guardiamola scendere.

Pura! Guarda la valle tua, come sta ricamandola
di gelsomino soffice.
Ha così dolci dita, così lievi e sottili,
che sfiorano senza toccare.”

 

Gabriela Mistral, “E’ scesa la neve”

 

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Il cielo è basso, le nuvole a mezz’aria

 

“Il cielo è basso, le nuvole a mezz’aria,
un fiocco di neve vagabondo
fra scavalcare una tettoia o una viottola
non sa decidersi.
Un vento meschino tutto il giorno si lagna
di come qualcuno l’ha trattato;
la natura, come noi, si lascia talvolta sorprendere
senza il suo diadema.”

Emily Dickinson

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Berthe Morisot, “Paysage de neige”1880

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E non ha parole lunghe la neve

“E non ha parole lunghe la neve:
resiste fino a farsi capire.

Le fanno compagnia
i nostri respiri più bianchi:
sembra
l’accompagnino a sparire.

La città è un foglio bianco che gela.

Ognuno ha il suo freddo
che non sa come spiegare…”

Stefano Raimondi

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Neve in ufficio

“Una certa nostalgia di palme. Qui
è freddo, ma non soltanto. I tuoi baci
al mattino sono pochi, poi sto seduto
otto ore qui in ufficio. Anche tu sei
una reclusa e non possiamo
telefonarci. Alzare il ricevitore
e origliare? Telefono, perché il tuo
polso batte solo per altri? Qualcuno chiede:
“Come stai?”, e senza attendere risposta
è già fuori dalla stanza.
Che cosa può muovere l’amore? Io calcolo
i prezzi e vengo calcolato. Tutti i pezzi di ricambio,
le parti di caldaia, i bruciatori a olio, tutti passano
per la mia testa come numeri, nient’altro.
E anch’io passo attraverso qualcuno
come un numero. Ma alla sera vengo da te
con tutto quello che sono. Scienziati
scrivono che anche l’amore è
una relazione produttiva. E dove sono
le palme? Le palme si mostrano sulla spiaggia
di una cartolina illustrata; e noi, supini,
le contempliamo. Al mattino ritorniamo
in ufficio, ognuno al suo posto.
Con un numero, come il telefono.”

Jürgen Theobaldy, “Neve in ufficio”

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Foto di Dirk Fleischmann, (noto anche come Niphisi), 1974)

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La perfezione della neve

“Quante perfezioni, quante
quante totalità. Pungendo aggiunge.
E poi astrazioni astrificazioni formulazione d’astri
assideramento, attraverso sidera e coelos
assideramenti assimilazioni
nel perfezionato procederei
più in là del grande abbaglio, del pieno e del vuoto,
ricercherei procedimenti
risaltando, evitando
dubbiose tenebrose; saprei direi.
Ma come ci soffolce, quanta è l’ubertà nivale
come vale: a valle del mattino a valle
a monte della luce plurifonte.
Mi sono messo di mezzo a questo movimento -mancamento
radiale
ahi il primo brivido del salire, del capire,
partono in ordine, sfidano: ecco tutto.
E la tua consolazione insolazione e la mia ,frutto,
di quest’inverno, allenate, alleate,
sui vertici vitrei del sempre, sui margini nevati
del mai-mai-non-lasciai-andare,
e la stella che brucia nel suo riccio
la castagna tratta dal ghiaccio
e tutto – e tutto eros, tutto libertà nel laccio
nell’abbraccio mi sta: ci sta,
ci sta all’invito, sta nel programma, nella faccenda.
Un sorriso, vero? E la vi(ta) (id-vid)
quella di cui non si può nulla, non ipotizzare,
sulla soglia si fa (accarezzare?).
Evoè lungo i ghiacci e le colture dei colori
e i rassicurati lavori degli ori.
Pronto. A chi parlo? Riallacciare.
E sono pronto, in fase dell’immortale,
per uno sketch-idea della neve, per un suo guizzo.
Pronto.
Alla, della perfetta.
«È tutto, potete andare.»”
Andrea Zanzotto, “La perfezione della neve”
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Sì, ancora la neve
“Ti piace essere venuto a questo mondo?”
Bamb.: “Sì, perché c’è la STANDA”.
“Che sarà della neve
che sarà di noi?
Una curva sul ghiaccio
e poi e poi…
ma i pini, i pini
tutti uscenti alla neve, e fin l’ultima età
circondata da pini. Sic et simpliciter?
E perché si è – il mondo pinoso il mondo nevoso –perché si è fatto bambucci-ucci, odore di cristianucci, perché si è fatto noi, roba per noi?
E questo valere in persona ed ex-persona
un solo possibile ed ex-possibile?
Hölderlin: “siamo un segno senza significato”:
ma dove le due serie entrano in contatto?
Ma è vero? E che sarà di noi?
E tu perché, perché tu?
E perché e che fanno i grandi oggetti
e tutte le cose-cause
e il radiante e il radioso?
Il nucleo stellare
là in fondo alla curva di ghiaccio,
versi inventive calligrammi ricchezze, sì,
ma che sarà della neve dei pini
di quello che non sta e sta là, in fondo?
Non c’è noi eppure la neve si affisa a noie quello che scotta
e l’immancabilmente evaso o morto
evasa o morta.
Buona neve, buone ombre, glissate glissate.
Ma c’è chi non si stanca di riavviticchiarsi
graffignare sgranocchiare solleticare,
di scoiattolizzare le scene che abbiamo pronte,
non si stanca di riassestarsi
– l’ho, sempre, molto, saputo –
al luogo al bello al bel modulo
a cieli arcaici aciduli come slambròt cimbricial seminato d’immagini
all’ingorgo di tenebrelle e stelle edelweiss
al tutto ch’è tutto bianco tutto nobile:
e la volpazza di gran coda e l’autobus
quello rosso sul campo nevato.
Biancaneve biancosole biancume del mio vecchio io. Ma presto i bambucci-ucci
vanno al grande magazzino
– ai piedi della grande selva –
dove c’è pappa bonissima e a maraviglia
per voi bimbi bambi con diritto
e programma di pappa, per tutti
ferocemente tutti, voi (sniff sniffgran gnam yum yum slurp slurp:
perché sempre si continui l’”umbra fuimus fumo e fumetto”):
ma qui ahi colorini più o meno truffaldini plasmon nipiol auxol lustrine e figurine
più o meno truffaldine:
meglio là, sottomano nevata sottofelce nevata…O luna, ormai,
e perfino magnolia e perfino
cometa di neve in afflusso, la neve.
Ma che sarà di noi?
Che sarà della neve, del giardino,
che sarà del libero arbitrio e del destino
e di chi ha perso nella neve il cammino
(e la neve saliva saliva – e lei moriva)?
E che si dice là nella vita?E che messaggi ha la fonte di messaggi?
Ed esiste la fonte, o non sono
che io-tu-questi-quaggiù
questi cloffete clocchete ch ch
più che incomunicante scomunicato tutti scomunicati? Eppure negli alti livelli
sopra il coma e il semicoma e il limine
si brusisce e si ronza e si cicala-ciàcola– ancora – per una minima e semiminima
biscroma semibiscroma nanobiscroma
cose e cosine
scienze lingue e profezie
cronaca bianca nera azzurra
di stimoli anime e dèi,
libido e cupìdo e la loro
prestidigitazione finissima;
è così, scoiattoli afrori e fiordineve in frescura
e “acqua che devia
si dispera si scioglie s’allontana”
oltre il grande magazzino ai piedi della selva
dove i bambucci piluccano zizzole…
E le falci e le mezzelune e i martelli
e le croci e i designs-disegni
e la nube filata di zucchero che alla psiche ne vie?
E la tradizione tramanda tramanda fa passamano?E l’avanguardia ha trovato, ha trovato?
E dove il fru-fruire dei fruitori
nel truogolo nel buio bugliolo nel disincanto,
dove, invece, l’entusiasmo l’empireirsi l’incanto?
Che si dice lassù nella vita,
là da quelle parti là in parte;
che si cova si sbuccia si spampana
in quel poco in quel fioco
dentro la nocciolina dentro la mandorletta?
E i mille dentini che la minano?
E il pino. E i pini-ini-ini per profilie profili mai scissi mai cuciti
ini-ini a fianco davanti
dietro l’eterno l’esterno l’interno (il paesaggio)
dietro davanti da tutti i lati,
i pini come stanno, stanno bene?
Detto alla neve: “Non mi abbandonerai mai, vero?”
E una pinzetta, ora, una graffetta.”
Andrea Zanzotto, “Sì, ancora la neve”, da “La beltà”
*****
Claude Monet, “Il Calesse. Strada coperta di neve a Honfleur”, 1866 circa
*****
D’improvviso
“Ero nel pieno
della lettura
quando, d’improvviso,
ho visto l’occhio assente
della finestra riempirsi di uccelli leggeri e ebbri.
Sì, nevicava.
La neve maniaca!
Cadeva
tranquilla e fredda
nel cuore perforato come una rete da pesca.
Ed era così buona!
Ubriaco
di quei fiocchi
felice di vivere
la mia mano, dimentica, ha fatto cadere il libro!
Ho visto
nevicare la neve
in un cuore messo a nudo!
Ah! Dio, non ho saputo
conservare un po’ di questa neve nel mio cuore!
Sempre in viaggio
di libro in libro!
Sempre nel viaggio
della scrittura!
E d’improvviso, la neve placida alla mia finestra!”
Benjamin Fondane, “D’improvviso”, da “Titanic”, 1937

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Neve in ufficio
“Una certa nostalgia di palme. Qui
è freddo, ma non soltanto. I tuoi baci
al mattino sono pochi, poi sto seduto
otto ore qui in ufficio. Anche tu sei
una reclusa e non possiamo
telefonarci. Alzare il ricevitore
e origliare? Telefono, perché il tuo
polso batte solo per altri? Qualcuno chiede:
“Come stai?”, e senza attendere risposta
è già fuori dalla stanza.
Che cosa può muovere l’amore? Io calcolo
i prezzi e vengo calcolato. Tutti i pezzi di ricambio,
le parti di caldaia,
i bruciatori a olio, tutti passano
per la mia testa come numeri, nient’altro.
E anch’io passo attraverso qualcuno
come un numero. Ma alla sera vengo da te
con tutto quello che sono. Scienziati
scrivono che anche l’amore è
una relazione produttiva. E dove sono
le palme? Le palme si mostrano sulla spiaggia
di una cartolina illustrata; e noi, supini,
le contempliamo. Al mattino ritorniamo
in ufficio, ognuno al suo posto.
Con un numero, come il telefono.”
Jürgen Theobaldy (poeta francese), “Neve in ufficio”
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Edward Hopper, “Office at Night”,1940

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Nevicata
“Nevica: l’aria brulica di bianco;
la terra è bianca; neve sopra neve;
gemono gli olmi a un lungo mugghio stanco:
cade del bianco con un tonfo lieve.
E le ventate soffiano di schianto
e per le vie mulina la bufera:
passano bimbi: un balbettio di pianto;
passa una madre: passa una preghiera.”
Giovanni Pascoli, “Nevicata”, da “Myricae”, 1894

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Tra i fiocchi di neve che cadono

“Tra i fiocchi di neve che cadono
ce n’è sempre uno,
non visto,
che risale il cielo.
Ogni autunno ha una foglia segreta,
che rimane salda all’albero.
C’è sempre tra gli uomini
un uomo che non muore.
Egli attende
che quelli che lo conoscevano
si siano tutti spenti.
Resta acceso
a illuminare
un’eternità che non so.”
Davide Cortese, da “Tenebrezza”, 2023

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Paul Klee, “Immagine invernale”

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Notte e neve
“Mi affacciai alla finestra e, al posto del giardino, trovai la notte
costellata di neve.
La neve rende tangibile il silenzio.
È il crollo della luce e si spegne.
La neve non vuole dire nulla:
è solo una domanda che lascia cadere milioni di segni
interrogativi sopra il mondo.”
José Emilio Pacheco, “Notte e neve”

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Le seguenti poesie sono tratte da “Il libro della neve”, di François Jacqmin

“Inseguita dalla notte, la neve aprì la porta
e avanzò fino al cuore della casa.
Penetrava
come quelle convinzioni dolci che si hanno
quando si sogna.
Poi si sedette al centro del focolare.
Sistemata nel grembo delle fiamme,
contemplava
i miei sogni. Era stanca del suo candore
e aspettava la mia ombra compassionevole.”
*
“La neve è ovunque, e la sua dolcezza fa disperare
gli oratori sacri.
Non c’è più un solo luogo dove si possa
collocare una metafora.
La sua arte
è così pura da non generare la sofferenza
di una convinzione.
L’udito è il suo verbo. È nel campanile infinito
del suo candore
che rintoccano i miei più bei sottintesi.”
*
“Comprendemmo che la tempesta di neve
era una replica delle nostre lacerazioni.
Ciò che premeva insieme alle orde
di fiocchi
era la moltitudine di volti amati che
soffrivano di essere cancellati,
ma non placati.
Quando tornò la calma, spazzammo il cortile
e raccogliemmo quei vagabondi della memoria
in un cumulo di terrificante indifferenza.”
*
“La neve si avvicinava ai dormienti e ne valorizzava
l’immobilità
con ornamenti indescrivibili.
Scendeva sul loro sonno
come
una prima versione dell’infinito.
Stendeva il suo tessuto dolcemente
sui loro corpi,
e cercava di far loro rendere l’anima
senza disturbarli.”
*
“Ho dovuto raccogliere la mia immensità per tenere
testa alla neve.
Il suo pallore
assomigliava al sistema del nulla visto attraverso
il sonno.
Finora
avevo vissuto in un angolo; mi sentivo
poco legittimato a dire “non c’è niente”.
Vedendola così bianca, volevo
essere degno del suo incanto senza impiego.”
François Jacqmin, da “Il libro della neve”, 2023
 
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Utagawa Kunimasa, “Bellezza nella neve, primo periodo Bunka”, 1804–18
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Mucchio di neve
“Neve in cima
deve sentirsi freddo,
il freddo chiaro di luna che lo trafigge.
Neve sul fondo
deve sentirsi oppresso
dalle centinaia di passi che lo calpestano.
Neve nel mezzo
deve sentirsi solo
senza terra né cielo da guardare.”
Kaneko Misuzu (1903-1930), poetessa giapponese, “Mucchio di neve”
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È inverno
“E improvvisamente,
la neve,
caduta all’insaputa nella notte.
Il mattino comincia con i corvi
in fuga tra i rami tutti bianchi.
È inverno,
inverno a perdita d’occhio.
Così la stagione muta
d’un tratto
e sotto la terra, laboriosa
e fiera, la vita prosegue.”
Nazim Hikmet, “È inverno”
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Alexei Savrasov, “I corvi sono tornati”, 1871
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C’è odor di neve
“C’è odor di neve, pende il pomo del sole
così bello e rosso ai vetri della mia finestra;
se ora scaccio da me la febbre,
questa diventa una donnola, che il vicino cattura,
e non ci sarà nessuno a scaldare le mie dita fredde.
Forse per il villaggio passan cantando oggi i bimbi come Magi
e certo arriveranno anche dalle mie sorelle.
Sono un po’ più triste di ieri,
eppure mi manca tanto per essere devota.
Il pomo, mi piacerebbe farlo entrare
e vorrei odorare la buccia di nascosto,
solo per annusare che sapore ha il cielo.
La donnola si rannicchia selvatica e stanata,
e forse ora striscerà dal vicino
perché il mio cuore così stretto si contrae.
Chissà se il cielo si inginocchia,
quando si è troppo deboli per giungere in cima?
Il pomo, l’ha preso qualcun altro…eppure in fin dei conti la mia stanza è buona
e forse molto più calda di un albero pieno di neve.
Anche a me fa male solo mezza testa
e inoltre nel mio sangue
il sonno va su e giù con un fiore
e solo per me canta i canti dei Magi.”
Christine Lavant, “C’è odor di neve…” – Traduzione di Anna Maria Curci

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Neve
“Bimba invernale
la Madre balbuziente
dei barbari pietosi…
che si commuovono malamente
in ginocchio di notte…Bimba invernale
irripetibile
Come la neve
che colma in eterno
LE ALPI DELLA TRISTEZZA…”
Ilir Belliu (Albania), da “Vetmi me njerëz” (“Solitudine con uomini”), 1992, Traduzione di Arben Dedja
*****
Sarah Evans
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C’è odore di neve
“C’è odore di neve,
un odore che non occorre descrivere,
niente grandi parole di meraviglia.
Onde, le ultime, tremolano sul mare,
sottili come matite, finché il ghiaccio
non le fissa e stampa in metri regolari.
Le nostre condizioni sono buone,
leggiamo il giornale, guardiamo la televisione,
osserviamo Amleto e i suoi dubbi,
amiamo Mörike e gli Impromptus di Schubert,
anche la povertà non ci lascia insensibili,
né la vicina né la lontana.
Il nostro vicino sapeva tutto del sanscrito,
adesso si è tolto la vita
perché sua moglie l’ha lasciato. Poco fa
lo vedevamo ancora in giardino occupato coi merli,
curvo come un interrogativo, gli uccelli
a saltellargli intorno come tanti puntini.
Si vive più a lungo di quel che si credeva.
Distinguiamo i concetti giusti
dagli sbagliati. Amiamo la neve
quando i sentieri sembrano i bordi
degli annunci mortuari. Tronfia
la morte scansa la vita
e già è dileguata nel bianco.”
Michael Krüger, da “Spostare l’ora”, 2015 – Traduzione di Anna Maria Carpi
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Foto tratta dal web

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Può esistere qualcosa prima della neve?
“Può esistere qualcosa prima della neve?
Prima di quella purezza implacabile,
implacabile come il messaggio di un mondo
che non amiamo, ma cui apparteniamo
e che si intuisce in quel suono
tuttavia fratello del silenzio.
Quali dita ti fanno cadere,
polverizzato scheletro di petali?
Cenere di un cielo antico
che fa restare solo davanti al fuoco
ascoltando i passi dell’amico che se ne andò,
eco di parole che non ricordiamo,
ma che ci fanno male, come se le stessimo pronunciando di nuovo.
E può esistere qualcosa dopo la neve?
Qualcosa dopo
l’ultimo sguardo del cieco al pallore del sole,
qualcosa dopo
che il bimbo malato dimentica di guardare il nuovo mattino,
o meglio ancora, dopo aver dormito come un convalescente
con la testa sulla gonna
di colei che a volte si ama.
Chi sei, neve notturna,
fugace, disciolta primavera che sopravvive sul ciliegio?
O che importa chi sei?
Per guardare la neve di notte bisogna chiudere gli occhi,
non ricordare nulla, non chiedere nulla,
scomparire, scivolare come lei nel visibile silenzio.”
Jorge Teillier, poeta cileno
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Foto in evidenza: Christine Ellger

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